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Circ. 212 – 8 marzo 2016

Giornata internazionale delle donne

8 Marzo 2016

Giornata internazionale delle donne

SPOSE IN VENDITA

sonita

 

Lasciate che vi sussurri le mie parole,

cosicché nessuno oda che parlo della vendita di ragazze.

La mia voce non dovrebbe essere udita, dal momento che è contraria alla sharia.

Le donne devono rimanere in silenzio. Questa è la tradizione di questa città.

Io grido per rimediare al silenzio delle donne lungo una vita.

Io grido a nome delle ferite inferte al mio corpo.

Io grido per un corpo esausto chiuso in gabbia.

Un corpo che si è spezzato sotto il prezzo che vi avete impresso.

Ho quindici anni, vengo da Herat.

Sono venuti a comprarmi e io sono sconvolta.

Non riesco a capire questa tradizione.

Vendono ragazze per denaro. Nessun diritto di scegliere.

Mio padre si preoccupa del costo della vita.

Chiunque paghi di più, la ragazza è sua.

Se avessi saputo che avreste calcolato quanto vi costo,

Se avessi saputo che avreste contato i miei bocconi,

Mi sarei alzata dalla tavola ancora affamata

O avrei mangiato i vostri avanzi.

Come tutte le altre ragazze, io sono chiusa in gabbia.

Come una pecora allevata solo per essere divorata.

Dicono che è giunta l’ora di vendermi.

Anche io sono una persona, questi sono i miei occhi e le mie orecchie.

Avete mai visto una pecora lamentarsi della morte?

Avete mai visto una pecora, piangere come me?

Oh Dio, non posso vivere lontana da voi,

Non posso accusarvi di niente, anche se sarebbe giusto.

So che mi avete dato la vita, come posso ripagare?

Lasciami gridare. Sono stanca del silenzio.

Toglietemi le mani di dosso. Mi sento soffocare.

Non mi avete parlato per così tanto tempo.

Che continuo a continuo a chiedermi se sono viva.

Non ho voce e sono piena di dubbi.

Se fossi morta, come potrei sentire le frustate?

Questa è la tradizione della mia città per le ragazze: rimanere in silenzio.

Poi ditemi, cosa posso provare di essere una persona?

Forse la fuga ed il suicidio sono terribilmente stupidi.

Ma cosa posso fare se non ho alcun sostegno?

Eppure, persino se mi strappate tutti i capelli.

Non farò nulla per mettervi in difficoltà.

Se vendermi vi porterà la felicità,

Proverò a mentire: “è tutto fantastico”

Spero che Dio conservi i vostri sorrisi

E i miei sorrisi li scambierò con il vostro dolore.

Però vorrei che rivedeste il Corano.

Vorrei che sapeste che non dice che le donne sono in vendita.

Aspettate, ho bisogno di un po’ di pace.

Lasciatemi sola. E’ inutile che mi truccate

Il mio volto ammaccato non guarirà.

Quello che avete fatto a me, gli infedeli non lo farebbero ai Musulmani.

Giuro che fa male quando non ci sono i sentimenti,

Quando ti abbraccia un estraneo.

Continuare I miei versi è difficile.

La vostra felicità è tutto ciò che voglio.

Ma guardatemi e ricordate il mio volto.

Io me ne vado, grata di tutta la vostra gentilezza,

Ma sono preoccupata. Chi si prenderà cura di voi?

Io me ne vado ma nel caso voi sentiste la mia mancanza,

Lascio la mia bambola qui per voi.

Non lasciatela piangere come me.

papavero

Sonita Alizadeh è una ragazza afgana rapper di 18 anni che è riuscita a sfuggire al matrimonio combinato dalla propria famiglia; è esiliata negli USA dove vive e studia per diventare avvocatessa. Attraverso la sue canzoni rap (disponibili su youtube music) si batte contro la pratica delle spose bambine e le ingiustizie di cui sono vittime le donne.

La Dirigente Scolastica

Nicolina Francavilla

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